“Vademecum per il trattamento delle fonti orali”: risultati, criticità, orizzonti di sviluppo

Una sala al secondo piano, affacciata sul Cortile dei Vecchi del Complesso monumentale di San Michele, ha ospitato il convegno dedicato al “Vademecum per il trattamento delle fonti orali”. Si tratta del terzo appuntamento dedicato a questo documento, presentato per la prima volta in occasione dell’iniziativa Non di sola carta. Prendersi cura degli archivi orali e poi, nella sua versione definitiva, durante l’incontro organizzato al Ministero della Cultura: Il Vademecum per le fonti orali: una bussola per operatori, ricercatori, istituzioni.

La giornata mondiale del patrimonio audiovisivo è diventata ormai una ricorrenza ideale per riunire tutte le persone che a vario titolo si occupano di fonti orali. Un’occasione importante per ragionare insieme su alcuni progetti in corso, ma anche per presentare nuove proposte di ampliamento del Vademecum, mantenendo quell’approccio interdisciplinare che ha caratterizzato il lavoro del Tavolo permanente per le fonti orali in questi anni.

La giornata si è aperta con i saluti di Carlo Birozzi, direttore dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) che ha ospitato l’evento, e con le considerazioni introduttive di Elena Musumeci, membro del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali. Considerazioni utili per ricostruire brevemente le tappe che hanno portato alla stesura del Vademecum, per ricordare il lavoro svolto dal Tavolo in questo ultimo anno, ma anche per fissare le priorità per il futuro. Prima di tutto, è stata notizia della creazione del sito internet del Tavolo, pensato come luogo di incontro e confronto per proseguire il dialogo interdisciplinare sulle fonti orali. È stata inoltre espressa la volontà di approfondire le questioni riguardanti la conservazione e la descrizione. Infine, è stata proposta l’idea di ampliare il Vademecum; una nuova appendice utile per ragionare su temi legati alle fonti orali, come per esempio la trascrizione.

Durante la prima sessione, coordinata da Antonella Mulè, è stata posta l’attenzione sull’importanza dei censimenti svolti negli ultimi anni, sulla grande opportunità del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale redatto dalla Digital Library del Ministero della Cultura e sulla necessità di proseguire nell’opera di sensibilizzazione sulla conservazione delle fonti orali. Sono state quindi fondamentali in questo senso le relazioni del direttore dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (ICBSA), Antonello de Bernardis – il quale ha anche colto l’occasione per ricordare la recente scomparsa di Sabina Magrini – e le parole di Sabrina Mingarelli, dirigente della Direzione Generale Archivi, riportate in sua assenza da Silvia Filippin, membro del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali.

L’importanza di censire gli archivi sonori per far emergere la varietà di situazioni che caratterizzano la realtà italiana e quindi individuare le pratiche più adatte alla loro conservazione è emersa anche dalla prima relazione che ha aperto la seconda sessione del convegno. Una sessione coordinata da Chiara Celata, membro del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali. Censire per descrivere e conservare è stato, in estrema sintesi, il pensiero del professor Giovanni Michetti dell’università di Roma La Sapienza, il quale ha presentato il progetto di censimento degli archivi sonori italiani. Una mappatura aggiornata dei documenti sonori presenti sul territorio italiano, realizzabile attraverso una piattaforma digitale che, attraverso l’inserimento diretto dei dati, si configura come un vero e proprio sistema partecipativo permanente. Oltre alla varietà dei documenti sonori considerati – musica, voci, suoni – è importante sottolineare altri due elementi. In primo luogo, la molteplicità delle discipline e metodologie prese in considerazione, dalla storia orale allo studio del paesaggio sonoro, passando per l’etnomusicologia. In secondo luogo, le diverse tipologie di soggetti coinvolti nel censimento: singoli ricercatori, ma anche enti e istituzioni.
Il dialogo tra le discipline e le varie professionalità che si occupano di documenti sonori si riflette anche nei “lavori in corso” presentati durante la seconda sessione del convegno. Lavori che coinvolgono l’etnomusicologia e il patrimonio sonoro di Basilicata e Puglia (Piero Cavallari), la storia orale e l’infrastruttura europea CLARIN (Silvia Calamai), ma anche la memoria linguistica e un censimento del materiale sonoro della Toscana (Duccio Piccardi), e, infine, l’antropologia, con una mostra in cui suoni e immagini dialogano tra loro (Gianfranco Spitilli).

La seconda parte della giornata si è aperta con una sessione dedicata a uno dei temi scelti per un possibile ampliamento del Vademecum per il trattamento delle fonti orali: la trascrizione. Questa terza sessione, moderata da Patrick Urru, membro del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali, è stata l’occasione per presentare due progetti legati al tema della trascrizione. Prima di tutto, la pubblicazione degli atti del convegno Scrivere quasi la stessa cosa. La trascrizione come atto interpretativo nella pratica della storia orale (Francesca Socrate). Richiamandosi al dialogo tra le diverse discipline che utilizzano le fonti orali, la relatrice ha presentato quelle che sono le modalità di rappresentazione dell’oralità nella storia orale, nella linguistica, nell’antropologia, nel teatro e nella letteratura. La scrittura, probabilmente il linguaggio più comune per trascrivere l’oralità, sia essa parlata oppure segnata – quest’ultima propria del linguaggio dei segni – si affianca al linguaggio del corpo, quello della messa in scena sul palco. È il caso, per esempio, dell’eterodirezione praticata dall’attore Marco Cavalcoli e presentata negli atti. Una pratica di “scrittura performativa” in cui l’attore si fa guidare, per esempio, da un brano di un’intervista trasmessa a un auricolare iniziando a dare voce e corpo a quell’oralità all’interno dello spazio scenico.
Se gli atti del convegno rappresentano un’ideale base di partenza per iniziare a ragionare sulla complessità della trascrizione dell’oralità, il secondo progetto presentato in questa sessione si presenta come una proposta concreta di appendice al Vademecum dedicata alla trascrizione (Chiara Celata). Un’appendice che vuole presentare una panoramica delle pratiche di trascrizione esistenti in varie discipline, sollecitare riflessioni sul tema e fornire indicazioni pratiche. L’ambito disciplinare presentato è quello dedicato alla linguistica, con riferimenti specifici a diversi aspetti: la trascrizione del dialetto e di una conversazione; la trascrizione dei documenti forensi e del parlato patologico; la trascrizione fonetica; l’annotazione di una trascrizione e la trascrizione automatica.

L’ultima sessione del convegno si è concentrata sugli aspetti più critici del Vademecum e sulle osservazioni pervenute al Tavolo permanente per le fonti orali fino a questo momento. Durante la sessione moderata da Elisa Salvalaggio, membro del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali, si è dato spazio all’antropologia visuale, all’etnomusicologia e all’acustica ambientale. L’apertura e la vitalità del Vademecum consentono di interrogarsi su alcune questioni poste da quelle discipline che guardano a questo documento da una prospettiva diversa; oltre quei confini definiti dall’incontro delle tante anime che hanno partecipato alla sua stesura. A dimostrazione di quanto questi confini siano “porosi”, ci si è interrogati su una delle nozioni fondanti del Vademecum, quella di “evento comunicativo”. La prospettiva antropologica (Fabrizio Magnani), per esempio, ha sottolineato la necessità di prendere in considerazione il “linguaggio dell’agire”, per andare oltre il concetto di fonte orale basato esclusivamente su una varietà linguistica parlata o segnata.
La definizione di fonte orale adottata dagli estensori del Vademecum è presa in esame anche dalla seconda relazione di quest’ultima sessione, dedicata all’etnomusicologia (Claudio Rizzoni). Parlare di fonte orale e non di documento sonoro rischia di marginalizzare non solo tutto ciò che non è strettamente fonte orale, ma anche quei documenti più complessi, in cui oltre a un’interlocuzione è presente anche altro, come per esempio un canto o una processione. Per dirimere una questione che non è solo terminologica, potrebbe essere utile arricchire di nuovi descrittori la scheda di rilevazione proposta all’interno del Vademecum, e dare così conto della complessità senza stravolgere i cardini del documento; una soluzione che potrebbe favorire una convergenza su prassi condivise che rimane uno degli obiettivi del Tavolo permanente per le fonti orali. Una convergenza che può essere agevolata anche dalla realizzazione di un approfondimento sugli strumenti tecnici da utilizzare durante la ricerca; un approfondimento inteso come ampliamento contenutistico, e non solo come riflessione terminologica, che potrebbe rivelarsi molto utile.

L’ultima relazione della giornata è dedicata al “paesaggio sonoro come memoria storica” (Daniele Grasso). L’acustica ambientale conduce oltre i confini delle fonti orali, presentando una declinazione tecnico-scientifica del paesaggio sonoro; un ambiente acustico percepito e compreso dall’uomo, ma anche dagli animali. Il confronto tra le immagini di una Torino svuotata al tempo della pandemia e i suoni di una quotidianità vissuta pienamente, ha mostrato le potenzialità dello studio del mondo sonoro che, oltre a sollecitare una vera e proprio memoria acustica, ci interroga sulla possibilità di “risonorizzare” in modi diversi il paesaggio in cui viviamo. Il relatore ha voluto quindi enfatizzare le capacità comunicative ed espressive del mondo sonoro, ma anche la rilevanza dell’ascolto dell’ambiente sonoro. Un contatto con l’acustica ambientale che quindi può fornire non solo strumenti tecnici per comprendere le potenzialità di un documento sonoro, ma anche porre questioni importanti dal punto di vista della conservazione e descrizione di questi documenti.
Complessità è il termine utilizzato da Giulia Piperno, membro del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali, per sintetizzare la lunga giornata dedicata al Vademecum. La complessità nel far dialogare discipline diverse durante la stesura del documento, ma anche quella di definire i confini della fonte orale. Una complessità emersa con forza anche da chi si è confrontato con il Vademecum, sottolineandone in modo costruttivo le criticità. Tutta questa complessità è stata però uno stimolo, è ciò che ha spinto il Tavolo permanente per le fonti orali a organizzare questo convegno, è ciò che ha aperto al confronto e al dibattito su un documento che rimane aperto a nuovi contributi. L’invito conclusivo è quindi quello di collaborare attivamente alla discussione, proponendo nuovi spunti di riflessione. Un invito a entrare a far parte del Coordinamento del Tavolo permanente per le fonti orali, dando così un contributo concreto, senza la pretesa di dettare delle regole, ma semplicemente per favorire il dialogo da cui possono nascere occasioni di incontro come quella organizzata all’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

Scarica il programma della giornata   
La registrazione dell’evento è disponibile sul canale Youtube dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione      
Scarica il Vademecum per il trattamento delle fonti orali 

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